Archive for the ‘Wemag’ Category

COZZA DENTRO

Monday, February 22nd, 2010

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PREMESSA: ho scritto questo piccolo saggio per la raccolta “Nati A Taranto”, ma non l’ho mai postato su questo blog. Perche’ postarlo adesso? Perche’ in seguito all’intervista che ho rilasciato di recente a WEmag diverse persone (you know who you are) hanno realizzato che sono nata a Taranto. Non che ne abbia mai fatto un mistero prima, anzi, quando mi collegavo con Stella e col MCS Costanzo lo diceva quasi tutte le settimane che “Tiziana da Miami e’ di Taranto”, e persino sul sito del suo show c’e’ una mia mini biografia che dichiara senza indugio le mie origini pugliesi (clicca qui).  Per me essere ntata a Taranto e’ un dettaglio della mia esistenza del tutto naturale, che fa parte di me, come la mia mano sinistra o il mio gomito destro, non ci penso piu’ di tanto, ma ieri  un FB friend tarantino mi ci ha fatto pensare, scrivendomi sulla bacheca le seguenti parole: “[...] sei forte sai proprio perchè sei di Taranto (non dimenticarlo mai) [...]“. Sono 25 anni che non vivo piu’ a Taranto, forse per quello a volte sembra che mi scordi di esserci nata, ma dopo aver letto il seguente saggio dal titolo “Cozza Tarantina” sono sicura che tutti i miei concittadini capiranno che non soffro di amnesia.

 

COZZA TARANTINA

Cozza tarantina. Così mi chiamavano i nostri parenti salentini, quando i miei genitori portavano me e mia sorella (uniche tarantine in famiglia) a visitare il resto del nostro clan giù al capo, nei pressi di Santa Maria Di Leuca. “Eccole qua!” esclamavano tutti in coro con la loro cadenza lenta e cantilenante, “su rravate e cozze tarantine!”. E siccome noi portavamo sempre, a grande richiesta di nonni, zii e vicini, una zoca di cozze ioniche grossa quanto un bambino di tre anni, non sapevo mai se l’appellativo si riferisse a me e mia sorella oppure ai mitili fragranti stivati nel cofano della Fiat 128 di papà.
In realtà si riferivano ad entrambe le cose (e meno male che all’epoca ignoravo l’uso gergale di “cozza” come epiteto attribuito ad una donna racchia, altrimenti mi sarebbero venuti pure i complessi).
Praticamente la mia esistenza di outsider cominciò allora, quando la mia identità di tarantina verace si trovò subito costretta a scendere a compromessi col mio background pueppito. Sia mia madre che mio padre sono infatti dell’estrema provincia leccese, con un accento inequivocabilmente salentino, un dialetto che la mia compagna di banco del liceo soleva definire “arabo” e usi e costumi leggermente forestieri. Io cercavo di destreggiarmi come meglio potevo, facendo la spola fra il mio dialetto e il loro, fra un piatto di tubettini e cozze e una massa culli ciceri, fra na scacchiat’ e nu sciuttiddu. Ed è da lì, credo, che cominciò la mia passione per le lingue e le culture diverse dalla mia. Infatti, se i miei non si fossero trasferiti a Taranto, io non ci sarei poi nata e non avrei mai gustato il sapore inimitabile del suo splendido mare, incontrato i fantasmi del suo glorioso passato e spiegato, infine, a mezza America che si dice Tàranto e non Torónto. E sì, perché io sono convinta che la ragione per la quale oggi vivo negli Stati Uniti è che sono nata e cresciuta a Taranto. Che centra? Centra! Se non avessi passato l’infanzia a correre e pattinare su e giù per il lungomare, zigzagando fra le palme che all’epoca mi apparivano assolutamente hollywoodiane; se il balcone di casa mia non si fosse affacciato sul mare e non avessi trascorso la mia giovinezza a scrutarlo domandandomi cosa ci fosse oltre all’orizzonte; se le navi nel porto non avessero trasportato marinai provenienti da terre lontane con volti esotici e lingue impenetrabili… chissà; forse non avrei attraversato l’oceano. Non avrei avuto nè il coraggio, nè tanto meno il desiderio di avventurarmi sull’altra sponda dell’Atlantico alla ricerca di sfide ignote.
Così fu che, dopo diciotto gloriosi anni trascorsi a Taranto ed una parentesi romana di circa sei anni, finii fra i grattacieli di Manhattan, che, come molti sanno, è un’isola; proprio come Taranto vecchia (coincidenza??). Poi, dopo quindici lunghi anni di esilarante sopravvivenza nella giungla d’asfalto e cemento della Grande Mela, decisi un dì di rallentare il passo e tornare a vivere in riva al mare— come quando ero bambina— dove il vento sussurra fra le palme e l’orizzonte fa sognare chi lo sta a guardare. Ed è così che sono finita a Miami Beach due anni fa. Le palme non sono di datteri, ma di noci di cocco; e il mare non è lo Ionio, ma l’oceano Atlantico, nel punto in cui si con-fonde col Mar dei Caraibi, ma la mattina, quando appena sveglia sul balcone scruto l’orizzonte e respiro l’aria salmastra ad occhi socchiusi, mi sembra quasi di sentire l’odore familiare del mio mare natìo che mi reclama con la sua forza pungente, perché dentro di me, sotto questo guscio internazionale e poliglotta, sono e sempre sarò una cozza tarantina.


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NON SOLO CIME DI RAPE…

Wednesday, November 4th, 2009

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… ma anche cozze! Era un po’ che non rilasciavo un’intervista cosi’ piacevole (me lo dico da sola). Per chi volesse farsi un po’ i fatti miei, leggete il nuovo numero di WEmag, magazine relativamente nuovo e decisamente supercool! (Cliccare qui per leggere l’articolo).