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UN ALTRO LAVORO DA DIO?

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Arieccoci, ladies and gentlemen, alle prese con un nuovo impiego. Venerdi’ ho passato l’ultima giornata de fuego al mio impegnatissimo ex lavoro e oggi, lunedi’, sono gia’ pronta per la mia nuova avventura. Parte di me non si e’ ancora adeguata alle news, e’ quella parte che giace fra il cosciente e il subcosciente, fra il “sogno? o son desta?”; e cosi’ mi ritrovo a rovistare nella borsa cercando le chiavi del mio vecchio ufficio per almeno 2 minuti prima di realizzare che le ho passate, come una torcia olimpica, alla mia erede aziendale. Senza il mio odiatissimo company Blackberry mi sento nuda e, come un amputato sente ancora l’arto mancante, a me questo weekend sembrava di sentire ancora lo squillo del telefonino satanico, la vibrazione delle sue email, l’eco del beep dei suoi SMS. Ma poi mi sono ricordata che anche quello e’ andato a farsi benedire con le chiavi dell’uffico nel fondo della borsa della mia succeditrice e il pensiero continua a farmi sorridere di sollievo. E adesso mi preparo per la prossima tappa: fra 1 ora comincio il mio nuovo lavoro. Sara’ un altro lavoro da dio come quello che ho appena lasciato (click e leggi post)? Boh? Solo dio lo sa.

LICENSE TO KINDLE

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Mio marito mi ha regalato un Kindle. Gran bel regalo, eppure il passo e’ stato difficile, mi ha confessato lui, soprattutto dopo avermi ascoltata per anni decantare le virtu’ della carta stampata, ma evidentemente il mio caparbio attaccamento esclusivo al libro formato tradizionale non risultava completamente convincente a un patito della tecnologia all’ultimo grido come mio marito.  E meno male! Perche’ la tavoletta magica di Amazon non e’ affatto una diavoleria o un’Americanata, come immaginavo io; au contraire, fra le mie mani e’ diventata in pochi giorni un oggetto venerato, e la guardo e l’ammiro senza mai estrarla dal suo astuccio apposito, manco fossi Mose’ disceso dal Sinai con le tavole della legge scolpite di fresco. Nel mio tempo libero non faccio altro, questo weekend non ho ne’ pulito casa, ne’ fatto il bucato, ne’ visto un film. Sono li’ immersa nella mia libreria elettronica e ogni tanto alzo la testa giusto per squittire: “Oddio, c’ha pure il dizionario incorporato!”, o “Maddai, posso fare un file dei miei estratti preferiti!”, o “Shit, ci mette solo 3 secondi ad acquistare e scaricare un libro????” E in quest’ultima osservazione, purtroppo, risiede il fascino piu’ irresistibile e pericoloso di quest’arma segreta dell’editoria moderna. Ho fatto fuori la gift card di $80 che mio marito ha allegato al Kindle in 24 secondi, acquistando su sua richiesta specifica tutte le opere del mio adorato David Sedaris (cosi’ la pianto di lamentarmi del fatto che ogni volta che presto i suoi libri nessuno me li restituisce). Dopo sono passata ai libri omaggio di Amazon per i new Kindle readers. Dopo ancora, approfittando del fatto che Amazon ha gia’ la mia credit card da anni, ho cominciato a zappingare e scaricare un libro dopo l’altro nella mia Amazon wish list manco fosse Natale. Piu’ che Mose’ sembravo una di quelle future spose armate di price gun alle prese con la lista nozze nel negozio di Williams-Sonoma: “Calici in cristallo di Boemia? Zap!”, “Batteria smaltata Le Creuset? Zap!”, “Servizio da caffe’ Richard Ginori? Zap!” Mi mancheranno l’odore dell’inchiostro, lo spessore della carta fra i miei polpastrelli, il fruscio delle pagine che girano rincorrendo un capitolo dopo l’altro? Forse a lungo andare si, ma per adesso I have a Kindle and I’m not afraid to use it!


NON SOLO CIME DI RAPE…

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… ma anche cozze! Era un po’ che non rilasciavo un’intervista cosi’ piacevole (me lo dico da sola). Per chi volesse farsi un po’ i fatti miei, leggete il nuovo numero di WEmag, magazine relativamente nuovo e decisamente supercool! (Cliccare qui per leggere l’articolo).


VIAGRA FINTO, EREZIONI PSICOSOMATICHE?

viagraman2.jpgE’ normale, lo so: appena una marca diventa popolare, partono in quarta i falsari con le contraffazioni. Ne sanno qualcosa le Fendi, i Gucci e i Louis Vuitton. Ma che la regola si estendesse anche all’industria farmaceutica, questa proprio non me l’aspettavo! Voglio dire: un conto e’ accattarsi una borsa in verafintaplastica col marchio Chanel palesemente contraffatto a Canal Street; un altro conto invece e’ ingollare una pillola falsificata, soprattutto quando la pillola in questione e’ il popolarissimo e miracoloso Viagra. Insomma, la borsetta trapuntata che ancora fete di poliuretano e colla da lontanissimo puo’ anche apparire originale a un occhio miope e inesperto, ma il Viagra finto chi inganna? E’ quello che mi sono chiesta quando ho letto questa notizia (clicca e leggi) spuntata nel Miami Herald di questa settimana. Cinquanta libre di finto Viagra sono state intercettate all’aeroporto di Miami. Per la miseria, cinquanta libre! Quasi 25Kg! E che effetto avranno poi queste pillolette che del Viagra hanno giusto il colore? La cosa mi ricorda molto la miscela origano-camomilla che ai miei tempi liceali si spacciava al posto dell’erba o del lucido da scarpe avvolto nella stagnola come se fosse marocchino nero. Mi ricordo anche che dopo un primo attimo di delusione, tutti cercavano di convincersi che forse la roba non era del tutto inefficace, ma che magari una caccoletta di fumo vero ce l’avevano anche impastata i farabutti. Magari cosi’, come quelle schifezze fumate per disperazione finivano col sortire un effetto placebo di ilarita’ collettiva, anche le pillolette falsificate riescono con successo a produrre erezioni prolungate. Non bisogna mai sottovalutare il potere della mente, che, come affermano gli esperti, e’  in fondo l’organo sessuale per eccellenza.


MIAMI BRRR…EACH!

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I can’t believe today is yesterday’s tomorrow! Solo una ventina di ore fa ero in spiaggia sotto il sole cocente con 32 gradi centigradi a trastullarmi nelle acque tiepide quasitropicali; e oggi mi sveglio con 15 gradi, il cielo coperto da una coltre solida e biancastra e le acque lasciamo perdere che non ci penso nemmeno. WTF??!? Un vero shock all’organismo e non solo: dopo 3 anni a Miami mi sono talmente acclimatata che adesso sono confusa e disorientata, seduta nel mio solito angolino-ufficio-veranda, rattrappita e avvolta in una copertina fregata all’Air France chissa’ quando, stile clochard in Economy. Non so nemmeno dove siano i maglioni, calzettoni e quella roba la’. Non oso andare a sfrucugliare negli armadi per timore di svegliare mio marito che, reduce da una notte abbastanza brava, ancora ronfa. Non mi resta che congelarmi i polpastrelli sulla tastiera, fissando incredula l’oceano plumbeo, e augurare ai pinguini un non-tanto-caloroso WELCOME TO MIAMI!

BELLI MA STUPIDI

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Porca miseria! Non si fa in tempo a gasarsi per un complimento, che– TRAC!– parte l’offensiva. Qualche tempo fa avevo bloggato sul primato di bellezza detenuto saldamente dai miei concittadini Miamiani rispetto al resto degli americani e, dopo essermi accollata gran parte del merito per aver alzato la media, visto che mi ci ero trasferita da poco (leggi post), ho notato con piacere e malcelato orgoglio che in effetti la fauna locale e’ in linea di massima di alta qualita’. Ma adesso la CBS pubblica quest’oltraggio di notizia, sostenendo che Travel & Leisure magazine ha rilanciato il consueto sondaggio anche quest’anno, e anche quest’anno NOI Miamiani vinciamo in bellezza, confermandoci reginetti indiscussi di questo beauty pageant mediatico. Peccato, pero’, che stavolta Travel & Leisure abbia aggiunto un Post Scriptum, nel quale dichiara che mentre Miami e’ numero uno su 30 metropoli per bellezza, quando si tratta di intelligenza siamo numero 29! C’e’ chi dice che il dato prova che non si puo’ avere tutto nella vita. Invece io dico che e’ tutta invidia :-p


OUI, JE SUIS TIZIANA NENEZIC!

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Un lettore l’altro giorno mi ha scritto un messaggio molto complimentoso su Face Book. Oltre che lusinghiero il messaggio era anche simpatico ed estroso, visto che il mio apprezzatissimo lettore si era preso anche la briga di imbastire i complimenti con citazioni prese dai miei libri. La cosa mi ha fatto un piacere immenso, naturalmente, e gli ho risposto subito per ringraziarlo e dirgli che la sua simpatia mi aveva fatto sorridere a 28 denti (quelli del giudizio non li ho piu’ da tempo). Ma con mia grande sorpresa, l’estroso lettore invece di mandarmi una friend request, un saluto di rimando o tacere, mi ha ringraziata insinuando che pero’ probabilmente sono solo un fake. Fake io? Ma chi mi si feicherebbe a me, scusate tanto?!?? Saro’ mica l’Angelina o la Fox. By the way, questa non e’ la prima volta che su Face Book qualcuno mi chiede se sono proprio io: la Tiziana da Miami del Costanzo Show, di Stella o quella che ha scritto questo o quello. Purtroppo si, sono proprio io, ragazzi, altro che fake. Ma magari mi si feicasse qualcuno, volesse il cielo! Cosi’ in ufficio adesso ci manderei lui, cavolo! Idem per la spesa che mi tocchera’ fare dopo il lavoro, il bucato che ormai straripa dal cesto come un fiume in piena, la lavastoviglie che non faccio in tempo a caricarla che gia’ mi tocca scaricarla… AAA cercasi FAKE disperatamente!!!


UN LAVORO DA DIO

inde-shiva.jpgSe alcuni di voi si stanno chiedendo che diamine di fine ho fatto nell’ultimo mese di assoluto e ovattato silenzio, sappiate che ho trovato un lavoro da Dio! No, non dico per dire, dico davvero. Il mio lavoro richiede, come requisiti di base, onnipresenza, onniscienza, onnipotenza e telepatia. Fuori orario, dopo orario, weekend… non importa. Tutto so, tutto conosco, tutto capisco, tutto posso: YES, I CAN? No: YES, I MUST! La mia nuova natura divina mi insegna che laddove Lui era uno e trino, io sono una e multipla; laddove Lui creo’ la luce lunedi’, il cielo martedi’, le piante mercoledi’, le stelle giovedi’…  a me tocca fare multitasking tutti i santi giorni. Per Dio, sono esausta! Meno male che almeno il settimo giorno si riposa!


INDEPENDENCE WEEK

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Al contrario degli ultimi anni (leggi: durante il doppio mandato di Bush-Cheney) questo 4 luglio l’ho passato sul suolo statunitense a godermi la goduria di vivere in questo paese post-apocalypse, ovvero, l’America di Obama. Finalmente fiera di essere americana, mi sono vestita da Sorella Bandiera versione Stellestrisce e mi sono concessa una bella birrozza gelata col primo Fratello Bandiera che mi e’ capitato a tiro (vedi foto sopra). Il trastullamento, pero’, non e’ durato a lungo. Avvistati da quella gelosissima rosicona di Sarah Palin, la serata ha preso tutta
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un’altra piega (vedi foto sopra). Notare, prego, l’alzabandiera che le parte dal dito medio, come dire: FUCK YOU, AMERICA!!! HAPPY INDEPENDENCE DAY TO ALL OF YOU SUCKERS! Ma satira a parte, una cosa cosa e’ chiara, Independence Day 2009 e’ stato un giorno molto speciale per noi sull’altra sponda dell’Atlantico perche’ l’indipendenza che stiamo festeggiando non e’ solo quella ottenuta nei confronti della corona britannica un paio di secoli e rotti fa. Tuttavia, mentre molti di noi si stanno cullando illudendosi che il partito Repubblicano e’ in crisi profonda e senza speranza, la Palin, fra una battuta di caccia all’alce e una propaganda di secessione, ha intenzione di sfruttare le sue scioccanti dimissioni per risparmiarsi le debite investigazioni per vari abusi di potere ed eventualmente per una ricandidatura alle elezioni del 2012 ( questa volta in qualita’ di presidente e non vice!).  Ancora non si hanno conferme, pero’ intanto alla Sarah le sto alle costole (notare come le semicingo la vita col mio braccino riluttante accennando un sorriso sofferto) mettendo cosi’ in pratica il famoso detto: “keep your friends close and your enemies closer”

WALK OF SHAME

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Ed eccoci giunti all’ultimissima Americanata che Il Riformista mi ha cortesemente pubblicato oggi nella rubrica Comunicando di Maurizio Costanzo.  Includo il testo qui di seguito, ma per visionare la versione originale apparsa sul quotidiano cliccate il seguente link: SENZA VERGOGNA ENJOY!!!

 

SENZA VERGOGNA

Di Tiziana Nenezic *

Micro-abito, tacco vertiginoso e trucco intenso: il look irresistibile dell’ammaliatrice moderna, che dopo una serata di happy hour e feste è disposta a terminare la nottata in dolce compagnia di un’imprevista conquista. Che sia a casa di lui o in albergo poco importa, il problema è che la mattina dopo, reduce da ore di passione e qualche Cosmopolitan di troppo, il trucco si sarà sbavato, l’alito appesantito e con quel vestitino scollato e i tacchi inequivocabilmente da sera alla bella del ballo non resterà che farsi la tanto disprezzata walk of shame fino a casa. La “passeggiata della vergogna” (il tragitto che una donna percorre il mattino dopo una notte brava) è un fenomeno risaputo fra tutte le single, e così la società Clubsmerch di Miami ha pensato bene di produrre il Walk of Shame Kit, un baise-en-ville tubolare contenente occhialoni da sole, ciabatte infradito, maglia-vestito, salviette struccanti, spazzolino pronto all’uso, zainetto di tela in cui riporre la roba indossata la sera prima e persino un cartoncino che su un lato dice “Chiamami” e sull’altro “Grazie di nulla” da lasciare sul comodino del semisconosciuto. Lo stretto nécessaire per chi vuole evitare gli sguardi curiosi dei

 vicini di autobus, metropolitana o— peggio ancora— di casa, che magari si stanno recando al lavoro proprio mentre si rientra stropicciate e con gli occhi impastati di rimmel. Il prodotto è disponibile per l’acquisto in rete (http://www.walkofshamekit.com/ $34.99) e in selezionati punti vendita, fra cui alcune catene alberghiere di Florida, Nevada e California. Tutti luoghi caldi per ora, visto che il contenuto del kit è prettamente estivo (d’inverno a New York ci vorrebbero piumino lungo, scarponi e passamontagna impacchettati in un maneggevole carry-on). C’è chi pensa che la trovata sia perfetta per il tipo Samantha Jones, chi crede sia ideale per il tipo Charlotte York, in quanto una Samantha se ne infischierebbe di ciò che pensa la gente delle sue avventure sessuali. Ma al di là degli scontati paragoni con le single di Sex And The City, forse il kit è più una polizza assicurativa per la moderna Cenerentola, che se mai dovesse decidere di ignorare i rintocchi della mezzanotte e rimanere al ballo a farsi spupazzare dal principe azzurro, non dovrebbe poi pagare il piacere concessosi con una “scarrozzata della vergogna”, ricoperta di stracci lerci in una zucca trainata da squallidi topini.

 

* Inviata da Miami, Florida